Claudio Cervelli | Preservare l'arte nel tempo anche attraverso la luce
i danni della luce nelle opere d'arte come preservare
la luce per preservare l'arte
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Preservare l'arte nel tempo anche attraverso la luce

Preservare l’arte nel tempo

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ph Pixabay/Kellepics

Tutte le volte che mi trovo ad illuminare un’opera d’arte sento addosso una grande responsabilità.

Non solo nei confronti del mio cliente, che si aspetta di avere una mostra perfettamente visibile.

Nemmeno solo per i visitatori, che dovranno poter ammirare ed emozionarsi guardando l’opera.

La responsabilità maggiore la sento verso l’opera stessa e le generazioni future che dovranno poter avere la possibilità di ammirarla in tutta la sua bellezza.

La tecnologia sta facendo molto, scansionando e riproducendo manufatti che potranno così vivere in eterno.

La sensibilità di questo problema è percepito dalle start up che nascono con lo scopo di preservare l’arte, come la Kinetes di Benevento.

Possiamo comunque permettere che tutto ciò avvenga il più tardi possibile o, comunque, che l’utente, dopo essersi informato, dopo aver studiato l’opera in digitale possa avere la possibilità di scelta di ammirarla dal vero.

Esiste una normativa che prevede dei livelli di lux per ogni opera e, degli strumenti certificati per misurarli.

Ogni opera d’arte ha un livello di illuminamento massimo consentito, che varia a seconda della tipologia di materiale da cui è composta.

I più delicati sono la carta antica ed i materiali organici come il legno, le ossa i tessuti.

Meno delicate le sculture in bronzo o pietra.

Il luxmetro ci viene in aiuto per misurare la quantità di luce incidente sull’opera e ci permette di capire se, e quanto margine abbiamo sulla nostra sensibilità per caratterizzarla.

L’occhio, per quanto meraviglioso, non è in grado di percepire le piccole differenze o variazioni di livello che potranno però toccare il cuore del nostro visitatore.